Le storie raccontano il rapporto tra lavoro e famiglia, le discriminazioni di genere, la passione per la medicina e la ricerca di umanità nella relazione con il paziente. A fare da filo simbolico è Igea, dea della salute e dell’igiene, interpretata da Francesca Lascala. La sua presenza accompagna il pubblico in un percorso nel quale la figura della medica non è soltanto quella della professionista chiamata a decidere, intervenire e curare, ma anche quella della donna che costruisce relazioni, affronta difficoltà e cerca un equilibrio tra responsabilità diverse.

Il palcoscenico diventa così il secondo luogo della giornata: dopo l’analisi dei dati e il confronto sulle politiche del lavoro, la parola passa alle esperienze individuali. Non per sostituire la ricerca con l’emozione, ma per dare un volto alle questioni che i numeri mettono in evidenza.