
Dalla risposta ai farmaci all’immunoterapia, la medicina di precisione si confronta con una questione decisiva: comprendere le differenze biologiche e di genere per migliorare efficacia e sicurezza delle cure. A Napoli un workshop internazionale promosso dal Pascale nell’ambito del programma europeo EATRIS.
Napoli, 21 ottobre 2026 – Due pazienti con lo stesso tumore possono non rispondere allo stesso modo alla medesima terapia. A influenzare l’esito delle cure concorrono molteplici fattori, dalle caratteristiche molecolari della neoplasia all’età, fino alle condizioni generali di salute. Tra le variabili che la ricerca è chiamata a studiare con maggiore attenzione ci sono anche il sesso biologico e il genere, capaci di incidere, attraverso meccanismi differenti, sulla risposta immunitaria, sul metabolismo dei farmaci e sul rischio di effetti collaterali.
Eppure, proprio mentre la medicina di precisione punta a costruire trattamenti sempre più personalizzati, un’importante area di conoscenza rimane ancora da approfondire: quanto può essere davvero personalizzata una cura se la ricerca non verifica sistematicamente come rispondono gruppi diversi di pazienti?
È attorno a questo interrogativo che si sviluppa il workshop “Integrating Sex and Gender Perspectives in Translational Oncology and Precision Medicine”, in programma oggi all’Istituto dei tumori di Napoli. L’iniziativa porta al centro del dibattito scientifico una prospettiva che non riguarda soltanto la parità nella ricerca, ma anche la qualità delle conoscenze su cui si fondano prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori.
<Le evidenze scientifiche suggeriscono che sesso biologico e genere possano contribuire a spiegare alcune differenze osservate nel rischio di insorgenza dei tumori, – dichiara il direttore scientifico del Pascale, Alfredo Budillon – nella progressione della malattia, nella risposta immunitaria, nell’efficacia dei trattamenti e nelle tossicità correlate alle terapie e, più in generale, sui percorsi di prevenzione, diagnosi e cura. Nonostante i progressi degli ultimi anni, restano aperte alcune criticità nella rappresentazione e nell’analisi delle differenze sesso e genere specifiche nei modelli preclinici, negli studi clinici e nei dati epidemiologici. Il workshop affronta quindi l’integrazione della prospettiva sesso-genere nelle diverse fasi della ricerca preclinica, traslazionale e clinica, con particolare attenzione all’oncologia, all’immunologia e immunoterapia, alla farmacogenomica, ai biomarcatori e alla medicina di precisione. La partecipazione di ricercatori, professionisti sanitari, rappresentanti istituzionali ed esponenti delle associazioni di pazienti punta inoltre a collegare il lavoro scientifico alle esigenze reali di chi affronta la malattia. Perché una ricerca più attenta alle differenze non significa moltiplicare le distinzioni in modo astratto, ma capire quali caratteristiche siano davvero rilevanti per migliorare le decisioni mediche>.
Il sesso biologico e il genere, dunque, non sono sinonimi. Il primo riguarda caratteristiche biologiche e fisiologiche, mentre il secondo comprende fattori sociali, comportamentali e ambientali che contribuiscono a determinare le condizioni di salute e l’accesso alle cure.
Un capitolo particolarmente rilevante è quello dell’immunoterapia, che sfrutta le difese immunitarie per contrastare il tumore e trasforma il sistema immunitario in uno degli strumenti centrali dell’oncologia moderna. Le differenze immunologiche tra i sessi costituiscono un importante campo di studio, ma il loro impatto varia in base alla neoplasia, al trattamento e alle caratteristiche individuali. Proprio per questo servono dati solidi, capaci di distinguere le ipotesi dalle evidenze e di individuare le situazioni nelle quali queste differenze modificano realmente le decisioni cliniche.
Lo stesso vale per la farmacogenomica, che studia come le variazioni genetiche influenzino la risposta ai medicinali, e per i biomarcatori, utilizzati per orientare la scelta delle terapie. Integrare la prospettiva sesso-genere in questi ambiti significa ampliare gli strumenti a disposizione dei ricercatori e dei clinici, con l’obiettivo di identificare meglio i benefici attesi, i possibili rischi e le esigenze di monitoraggio dei pazienti.
