Il testo mette a confronto l’ideale di Giuseppe Moscati, centrato su ospedali, cura diretta e formazione sul campo, con la sanità napoletana attuale, descritta come carente nei pronto soccorso e nella prevenzione. Critica il divario tra competenze disponibili e bisogni reali della popolazione.

Collega questi problemi a inquinamento, Terra dei Fuochi, crisi climatica, nuove droghe e ricerca locale insufficiente, annunciando un convegno nel 2026 in vista del centenario moscatiano del 2027. Il tono è fortemente polemico verso università, istituzioni e sistema sanitario.

Moscati lottò contro una visione burocratica e accademica dell’insegnamento medico chiuso nei recinti universitari, sostenendo che gli ospedali e il contatto diretto con i sofferenti dovevano essere il cuore pulsante della formazione e della cura.
Per lui il malato non era un oggetto di studio astratto, ma una persona da accogliere con dedizione totale, superando le rigidità di un’oligarchia medica distanti dai bisogni reali della popolazione.
La situazione sanitaria attuale a Napoli vede ancora i Policlinici senza Pronto Soccorso pur avendo Napoli da vari decenni i dati epidemiologici peggiori di Italia per tutte le patologie cronico degenerative nonché’ un clamoroso eccesso di tumori per mancata Prevenzione Primaria (Terra dei Fuochi)
Nonostante decenni di dibattiti, stanziamenti e accordi istituzionali tra Regione e aziende ospedaliere universitarie, nonché’ gli ultimi proclami del Neopresidente Fico, il Policlinico universitario di Napoli non dispone ancora di un reparto di emergenza-urgenza pienamente attivo e accessibile come un normale Pronto soccorso. Ciò comporta Il sovraccarico del Cardarelli e di tutti gli altri Pronto Soccorso dove è diventato normale prendere a schiaffi i malcapitati Medici ed Infermieri di turno, cioè i meno colpevoli di tutti!
Il mancato avvio di una rete d’emergenza integrata nei Policlinici universitari lascia irrisolti i problemi della migliore formazione del personale direttamente sul campo e di organizzazione denunciati ormai esattamente un secolo fa da San Giuseppe Moscati.
Il 2027 sarà il centenario della sua scomparsa ed io ho scelto di iniziare a preparare il mio impegno della fase finale della mia vita anche professionale, dedicandomi innanzitutto al recupero della meravigliosa e luminosissima Storia non solo scientifica ma soprattutto Etica della Scuola Medica Napoletana, da Domenico Cirillo, ultimo grandissimo Medico botanico e primo Medico ad avere formalmente istituito un Sistema Sanitario Pubblico e gratuito nella Repubblica partenopea del 1799, sino alla fulgida figura del Medico Santo Giuseppe Moscati. Dopo cosa è successo? Come ci siamo perduti?
Per prepararci quindi nel modo migliore al 2027 anno Moscatiano partiremo con un Convegno in data 30 settembre 2026 presso la Sala Valeriani del Gesù’ Nuovo in Napoli organizzato in sinergia tra ISDE Medici Ambiente Napoli e Associazione Rosario Livatino sezione di Napoli.
Come titolo del Convegno e della mia relazione ho scelto “ Ambiente e Salute a Napoli: 2027 versus 1927 (San Giuseppe Moscati) . Tra Crisi climatica, Terra dei Fuochi, Overtourism e Costo eccessivo dei Farmaci” e sarà mia cura relazionare sulle differenze enormi tra la Medicina del 1927 rispetto a questa attuale del 2027 che, pur contando su ben 27 mila Medici iscritti all’Albo dell’ordine dei Medici di Napoli, che possono utilizzare meraviglie tecnologiche semplicemente inimmaginabili nel 1927 compreso l’Intelligenza artificiale, vede il popolo napoletano detenere i peggiori dati sanitari di Italia, accompagnati da una eccezionale carenza di Medici operativi dove realmente servono: nei territori e nei Pronto Soccorso degli Ospedali (Policlinici assenti!) . Questo non accadeva nel 1927 dove, a fronte di una popolazione di circa 1. 5 milioni di abitanti, oggi 3, i Medici iscritti all’Albo, compreso Moscati, non superavano i 2000!

Le Università e gli Istituti di ricerca (come l’Istituto Mario Negri) analizzano le acque di scarico delle città per motivi scientifici e di salute pubblica: Il monitoraggio tempestivo dei metaboliti delle droghe permette di capire in tempo reale quali droghe circolano in una specifica città ed aiuta i servizi sociali e sanitari locali a calibrare le politiche di recupero e contrasto
Oggi stiamo registrando a Napoli la pericolosissima comparsa di numerose droghe completamente nuove sia per costituzione chimica che per concentrazioni elevatissime e mortali di principi attivi psicoattivi , (sino al 70 % di THC per esempio nell’hashish) oltre a forme farmaceutiche innovative di sempre maggiore difficile intercettazione, grazie anche alla IA, ma non abbiamo dati specifici e studi rilevanti sul tema da parte delle nostre Università locali che però, dato il livello altissimo potenziale di qualità di ricerca, vengono sempre coinvolte in studi di livello internazionale. ma altrove, non a Napoli.

Ricordo che persino un importante giornale locale fu costretto nel 2018 a titolare in prima pagina “PRIMA I CAPITONI!” quando si rese conto che la Università di Napoli dosava la cocaina nelle anguille del Tamigi di Londra ma non nelle acque reflue di Scampia/Gomorra o nei capitoni dei Regi Lagni!

Noi Medici Isde stiamo combattendo alla morte per l’eccessivo inquinamento dell’aria da eccessivo sviluppo di Porto ed Aeroporto a Napoli. Il progetto nazionale SalPIAm (acronimo di Salute, Porti, Inquinamento Ambientale) monitora l’inquinamento atmosferico e acustico e valuta gli impatti sanitari in ben 7 città portuali italiane: da Genova a Cagliari con il pieno coinvolgimento delle Università di Napoli che però non mostrano altrettanto impegno scientifico, sul tema specifico, per la propria città: il Porto di Napoli non è incluso nello studio!

Chi ha le migliori competenze deve impegnarsi innanzitutto per metterle a disposizione del proprio popolo e dei suoi bisogni, non certo solo vantarsene magari nei confronti della controparte politica.
Dalla scomparsa del mio ultimo Maestro di Etica Avv. Gerardo Marotta questo impegno della classe professionale e Medica a Napoli, con infinito dolore, non lo vedo più.
Vedo solo la tragedia degli effetti della cultura “woke” anche a Napoli!

Di Antonio Marfella