In Campania la rete delle Case di Comunità prevista dal PNRR è in avanzamento: sono attive 136 strutture su 171, insieme a 26 Ospedali di Comunità e 63 Centrali Operative Territoriali. La regione ha inoltre ricevuto circa 23 milioni di euro per attrezzature e sistemi informatici, oltre a risorse FESR per completare altri interventi sanitari.
Resta però il problema della piena operatività: molte strutture sono ancora usate soprattutto per funzioni amministrative e non garantiscono tutti i servizi previsti. Sullo sfondo, il rafforzamento territoriale sembra contribuire anche al miglioramento dei tempi di attesa per visite ed esami.

Tra gli obiettivi più ambiziosi della riforma della sanità territoriale prevista dal PNRR c’è la creazione delle Case di Comunità, pensate come primo punto di riferimento per i cittadini prima ancora dell’ospedale. In Campania il percorso è avviato, ma il quadro che emerge dagli ultimi monitoraggi mostra luci e ombre.
I numeri del PNRR in Campania
Secondo il monitoraggio più recente, <cite index=”1-1″>in Campania risultano attive 136 Case di Comunità sulle 171 previste dal piano, pari all’80% dell’obiettivo fissato dal PNRR</cite>. Un risultato che colloca la regione a buon punto nel percorso di realizzazione, anche se restano ancora da completare circa 35 strutture. Il quadro si allarga se si guarda agli altri due pilastri della riforma territoriale: <cite index=”1-1″>sono operativi 26 Ospedali di Comunità su 47 previsti, insieme a 63 Centrali Operative Territoriali, pensate per coordinare le dimissioni protette, l’assistenza domiciliare e i percorsi di cura dei pazienti</cite>.
Nuove risorse per le apparecchiature
Accanto alla costruzione delle strutture, arriva ora un secondo tassello fondamentale: la loro dotazione tecnologica. Alla Campania sono stati assegnati <cite index=”1-1″>circa 23 milioni di euro destinati all’acquisto di strumentazioni come ecografi, elettrocardiografi, spirometri, sistemi informatici collegati al Fascicolo Sanitario Elettronico, materiali per gli screening e dotazioni per la gestione dei rifiuti sanitari</cite>. Si tratta di un finanziamento importante perché senza strumenti adeguati le Case di Comunità rischiano di restare edifici vuoti, incapaci di svolgere davvero la funzione di primo filtro tra il cittadino, il medico di famiglia e l’ospedale per cui sono state pensate.
Il nodo della piena funzionalità
Il punto critico, però, non riguarda tanto il numero di edifici quanto la loro reale operatività quotidiana. Secondo quanto riportato dalla rappresentante dei medici di famiglia, <cite index=”1-1″>molte strutture oggi vengono utilizzate soprattutto per attività amministrative e non riescono ancora a garantire pienamente l’apertura prevista dal PNRR, la prevenzione, gli screening e la presa in carico dei pazienti</cite>. È un problema che si ripete spesso in questo tipo di riforme: costruire i muri è più semplice che riempirli di personale, servizi e organizzazione stabile.
Le altre risorse messe in campo dalla Regione
Il tema dell’edilizia sanitaria non riguarda solo le Case di Comunità. La Giunta regionale ha infatti programmato <cite index=”8-1″>oltre 99 milioni di euro di risorse FESR 2021-2027 per interventi di edilizia sanitaria stralciati dal PNRR</cite>, approvando contestualmente <cite index=”8-1″>un elenco di operazioni prioritarie per un importo complessivo di oltre 53 milioni di euro</cite>. Sono risorse aggiuntive rispetto ai fondi PNRR veri e propri, pensate per completare interventi che altrimenti rischierebbero di restare a metà per i vincoli di tempo imposti dal Piano europeo.
Migliorano anche i tempi di attesa
Il rafforzamento della rete territoriale sembra iniziare a dare i primi frutti anche sul fronte delle liste d’attesa, uno dei problemi storici della sanità campana. Il monitoraggio Agenas relativo al primo semestre 2026 mostra che <cite index=”2-1″>la Campania supera la media nazionale per le prime visite erogate nei tempi previsti, raggiungendo l’85,8%, mentre per gli esami diagnostici arriva al 96%</cite>, un miglioramento legato anche al rafforzamento della rete sanitaria territoriale e agli investimenti fatti dopo l’uscita della regione dal Piano di rientro.
Uno sguardo d’insieme
Il bilancio che emerge è quello di una riforma a metà strada: gli edifici, in gran parte, ci sono o stanno arrivando, e le risorse per attrezzarli sono state stanziate. Quello che ancora manca è il salto di qualità nella gestione quotidiana, che richiede personale sanitario stabile e una reale integrazione tra Case di Comunità, medici di famiglia e ospedali. Il PNRR ha dato la spinta iniziale e i finanziamenti necessari per costruire l’infrastruttura, ma il vero banco di prova per la Campania sarà trasformare queste strutture in servizi realmente utilizzati dai cittadini, e non solo in sedi amministrative.
